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Operazione White Christmas: "quella di Coccaglio è una trovata razzista, vergognosa e incivile"
post pubblicato in >> Immigrazione, il 21 novembre 2009

“L’ennesima trovata leghista di stampo chiaramente razzista quale il famigerato “White Christmas” nel Comune bresciano di Coccaglio è un pericoloso esempio di caccia all’immigrato e che rievoca ahimè nelle modalità della ricerca casa per casa dei cosiddetti irregolari pratiche che pensavamo fossero già archiviate nella storia europea e americana”. Con queste parole, Khalid Chaouki, responsabile nazionale immigrazione e seconde generazioni dei Giovani Democratici definisce senza mezzi termini la cosiddetta campagna “White Christmas” nel comune di Coccaglio.

“Ci stiamo già mobilitando per manifestare tutto il nostro dissenso a quello che sta avvenendo a Coccaglio tramite una manifestazione pubblica aperta a tutti i cittadini, immigrati inclusi” dichiara Caterina Santachiara, responsabile diritti civili a livello lombardo dei Giovani Democratici. “Non bisogna dimenticare –continua Santachiara- che a causa della crisi economica attuale, moltissimi lavoratori immigrati sono attualmente disoccupati e rischiano di entrare in clandestinità a causa di una legge ingiusta che non riconosce loro la possibilità di mantenere il permesso di soggiorno per un periodo oltre i sei mesi. Questi lavoratori semmai andrebbero aiutati e non trattati alla stregua di pericolosi criminali” conclude Santachiara.

“Come Giovani Democratici non staremo zitti di fronte a questa campagna vergognosa e incivile e invitiamo in primis il ministro dell’Interno Roberto Maroni a fermare d’urgenza l’iniziativa leghista -continua Chaouki-, che oltretutto strumentalizza platealmente una festività cristiana sinonimo semmai di pace e accoglienza”.

L'Università come priorità
post pubblicato in >> Università, Scuola, Saperi, il 21 novembre 2009
Filippo Barberis, nuovo responsabile Università GD Lombardia: "Sono profondamente convinto che l'Università debba essere considerata uno degli ambienti cruciali su cui concentrare il lavoro dei GD. Il rapporto con l'ambiente universitario consente di costruire preziose occasioni formative all'interno del PD e permette di interfacciarsi e coinvolgere persone e associazioni sensibili alla politica ma esterne al Partito. Importantissimo è il rapporto con le associazioni studentesche, soprattutto in questa complicata fase caratterizzata da riforme incerte e tagli sicuri alle risorse. Un rapporto teso sempre a promuovere la massima unità e coesione possibile tra ui gruppi studenteschi, nel pieno rispetto della loro autonomia. Deve emergere senza incertezze che i GD in Università ci sono, sono pronti al confronto e attenti ai problemi degli studenti". 



permalink | inviato da gdlombardia il 21/11/2009 alle 11:15 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
Assemblea Regionale PD, 14.11.2009 - Silvia Gadda
post pubblicato in Diario, il 20 novembre 2009
E tempo di cambiare. Questo lo slogan dell'Assemblea Lombarda del Partito Democratico che si è svolta a Lodi lo scorso 14 novembre 2009.
Dall'opposizione all'altermativa. Il riferimento è alla quarta ricandidatura di Roberto Formigoni quale Presidente della Regione.
Oltre 350.000 democratici hanno eletto nelle primarie di ottobre i 400 delegati Lombardi, chiamandoli a lavorare per cambiare la Lombardia.
Lorenzo Guerini, Sindaco di Lodi e neopresidente dell'assemblea regionale, ha aperto i lavori del PD Lombardo. La relazione è stata svolta da Maurizio Martina neo Segretario Regionale del PD Lombardia.
Molti gli interventi, tra cui Rosy Bindi. Dopo Maurizio Martina, a inaugurare i lavori e il nuovo corso del PD, Silvia Gadda, Segretaria regionale dei Giovani democratici della Lombardia. Vedi video>>
Legge non potabile. Diciamo no alla privatizzazione dell'acqua
post pubblicato in >> Pensiero verde, il 19 novembre 2009

Oggi la Camera dei deputati ha votato la fiducia al Governo sul decreto “salva- infrazioni” che contiene la riforma dei servizi pubblici locali, compresa la gestione dell’acqua.
Hanno votato 590 deputati e il governo ha ottenuto 320 sì, contro i 270 no dell'opposizione.
PDL e LEGA danno il via libera alla privatizzazione di un bene comune primario.
Le prime forme di condivisione democratica sono nate nella dimensione delle comunità locali dove, oltre ad una comunità di destini, vi era la gestione diretta dell’acqua e delle altre risorse territoriali. Oggi questa gestione viene sottratta ai cittadini senza nemmeno la possibilitòà per il parlamento di discutere le nuove norme.
"Con la fiducia si dà il via libera a una norma che consegnerà il business dell'acqua a quattro o cinque multinazionali, impedendo ogni efficace controllo pubblico sui criteri d'uso, sul prezzo, sulla tutela di un bene comune come le risorse idriche" dichiara Silvia Gadda, segretaria regionale dei Giovani democratici. "Abbiamo seguito il Forum dell'Acqua, ci siamo mobilitati nel consiglio regionale lombardo a fianco del Pd e negli anni precedenti sostenuto prima nell'Unione e poi nel PD la necessità che il servizio idrico rimanesse patrimonio comune e pubblico. Oggi è necessario essere ancora più fermi in questa battaglia fondativa di un Paese democratico".
Privatizzano anche l'acqua! Il no del PD
post pubblicato in >> Pensiero verde, il 18 novembre 2009
Privatizzano anche l'acqua! Il no del PD
Da Berlusconi regalo da 8 miliardi di euro a grandi aziende e multinazionali: il monopolio dell'acqua.
Avere l'acqua a dispozione è un diritto. Mentre il mondo e le organizzazioni internazionali si preoccupano di far sì che la più preziosa delle risorse sia fruibile dall’intera popolazione mondiale, il governo, neanche a dirlo, rema controcorrente e si avvia invece alla sua privatizzazione. La politica dell’”acqua al migliore offerente”, argomento chiave del decreto-salva infrazioni votato e approvato ieri dal Senato, è stata arginata dall’emendamento PD, inserito all’ultimo minuto nel testo. “L’acqua è di proprietà dello stato”: poche parole che però riescono nell’impresa di limitare la mercificazione selvaggia voluta dal ministro Ronchi, ideatore del decreto.

Un giro d’affari da 8 miliardi. Nonostante la modifica, il testo rimane potenzialmente pericoloso e rischia di spingere le aziende del settore ad una febbrile caccia all’oro che penalizzerebbe pesantemente i consumatori. Vediamo perché.
Al momento in Italia la rete idrica è coperta da circa 110 gestori, divisi per ambiti territoriali ottimali. Di questi ben 64 sono a capitale pubblico e servono metà della popolazione, il resto è a capitale misto o privato. La riforma di ieri cancella ogni regola e apre alla privatizzazione selvaggia. Si consente la gestione a società “in ogni forma costituite”. Non è tutto, il privato deve possedere una quota corrispondente ad “almeno il 40% della società” e spetterà a lui l’ultima parola sugli investimenti. In sostanza il pubblico diventerà un’ospite poco gradito.
È ovvio che i un sistema così articolato, la logica di mercato avrà la meglio sulla volontà di garantire a tutti un diritto, quindi si può prevedere realisticamente che le società decidano di massimizzare i profitti gonfiando le tariffe. Quanto ci guadagnano le aziende private? Si stima, in difetto, che il gioco al rialzo potrebbe fruttare in 10 anni ben 8 miliardi di euro.

Che fine fanno gli enti pubblici? A loro resta una quota che non potrà superare il 40%, pochi poteri e praticamente nessuna possibilità di contrastare gli interessi dei grandi gestori privati italiani. Inoltre la riforma spalanca le braccia alle multinazionali, come le francesi Veolia e Suez, impazienti di accaparrarsi altre zone del territorio. L’Antitrust già parla di “monopoli pubblici sostituiti da monopoli privati”.

Sindaci ribelli. Insomma, in generale la prospettiva di grandi aziende con in mano le chiavi del proprio rubinetto non piace a nessuno, ma in particolare non entusiasma chi da decenni lotta col problema della scarsità idrica. Per questo un centinaio di sindaci siciliani si sono coalizzati per risolvere il problema alla fonte: non consegneranno le chiavi degli acquedotti a gestori privati. La Sicilia, uno dei pionieri della privatizzazione idrica fin dal 2005, sa cosa vuol dire ridurre un necessità primaria all’interesse di pochi e soprattutto sa quanto i traffici miliardari concentrati nelle mani di un numero ristretto di imprenditori possa far gola a Cosa Nostra. Il braccio di ferro fra i sindaci irriducibili e la regione si è spesso evoluto nell’invio di qualche commissario, non proprio irreprensibile. È il caso dell’ingegnere Rosario Mazzola, commissario per l’Ato di Palermo e allo stesso tempo consigliere per alcune società che controllano Acque potabili siciliane…coincidenza o piccolo caso di conflitto d’interessi?



permalink | inviato da gdlombardia il 18/11/2009 alle 17:22 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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